Simone Regazzoni (2009), La Filosofia di Lost, Adriano Salani Editore, Milano.
Inserito nella “Philosophy Fiction”, un nuovo trend filosofico molto in voga in questo periodo (basti pensare ad altri libri pubblicati su Harry Potter, il Dottor House e Sex and City), il libro di Simone Regazzoni analizza, attraverso la filosofia di Deleuze, Deridda e Heidegger, una serie televisiva americana che per sei lunghi anni ha tenuto inchiodati alla tv milioni di telespettatori in tutto il mondo. L’analisi di Regazzoni parte dalla 1° stagione fino alla 4°, per cui non possiamo pretendere di trovare risposte filosofiche anche per la fine della serie, mi riferisco in particolare all’ultima puntata che, per la sua enigmaticità, ci ha lasciato molti spunti di riflessione, oltre che dubbi ancora irrisolti.
Il libro si apre con la figura di John Locke, il personaggio della serie che più di tutti incarna la figura del leader spirituale, con il suo coraggio e la voglia di esplorare un luogo misterioso che a lui, a differenza degli altri, non fa paura. Ed è proprio il suo atteggiamento nei confronti dell’isola, la sua curiosità e sete di sapere che lo porta ad incarnare anche la figura del “filosofo”, colui appunto che è “amante del sapere”.
