Di ieri l'articolo di Franco Vanni, pubblicato in prima pagina sul quotidiano "La Repubblica", in cui si parla del possibile (quasi certo) licenziamento di Simone Regazzoni, docente a contratto di Storia Economica della Cultura in Cattolica, a seguito della sua ultima pubblicazione Pornosofia. Filosofia del pop porno (ed. Ponte alle Grazie).
La notizia mi ha lasciata abbastanza sbigottita. Mi chiedo fino a che punto si può rischiare il licenziamento solo per aver analizzato il concetto di "porno" da un punto di vista non solo socio-culturale, ma anche filosofico? Credo che le università dovrebbero essere un luogo in cui la libertà di pensiero e di parola debbano essere difese e tutelate. Solo con la libertà di pensiero è possibile creare menti critiche e attente, non appiattite dal pensiero altrui. Regazzoni ha commentato dicendo «La verità è che la pornografia è ancora tabù. Fino all' uscita del libro l' ateneo mi elogiava, con pubblicazioni e attestati di stima. Oggi sono un fantasma».
La pornografia è ancora un tabù? è lecito parlare di pornografia in ambito accademico? Voi cosa ne pensate? Scrivete e fate sentire quali sono le vostre idee.